Il convento sorge su un colle immediatamente a ridosso della città ed è raggiungibile
con una breve passeggiata.
Usciti dalla porta Montanara si percorra per qualche centinaio di metri la via Garampa,
imboccando poi la salita scandita dalle stazioni della Via Crucis.
Dal piazzale sottostante si gode un bel panorama.
Il Convento dei Cappuccini ha una storia relativamente recente, almeno in rapporto
agli altri grandi complessi cesenati. Fu infatti costruito a partire dal 1559 e già nel
1616 fu sottoposto a opere di ampliamento. Le sue sfortunate vicissitudini ebbero
paradossalmente inizio quando, nel 1796, Pio VI ne decretò la ricostruzione in forme
assai più monumentali, affidandone il progetto a Cosimo Morelli.
Il cronista Francesco Zarletti ricorda quali erano i programmi del pontefice cesenate:
"La chiesa di questo nuovo convento che dovevasi costruire, ma che per
imperscrutabili giudizi di Dio non ebbe successo, doveva essere di ottima architettura
colla facciata dello stesso sistema come nell'interno, ma però rivoltata verso alla
città, di modo che si diceva che fatta che fosse, detta chiesa si avrebbe dovuto vederla
dalla fontana della Piazza Maggiore. (...) . Questa fabbrica doveva essere il punto
finale, e segnare doveva il confine di una bellissima e spaziosa strada ricca di piante e
di ottimi sedili che da detto punto si sarebbe prolungata sino alla piazza".Nel
1796, quindi, iniziarono le opere di demolizione e ricostruzione, troncate però due anni
dopo dall'occupazione dell'esercito napoleonico. Confiscata l'ingente somma che il papa
aveva già inviato da Roma, "la Libreria con tutte le carte e disegni della nuova
fabbrica tutto andò perduto, ovverossia sottratto, e non restò se non lo scheletro del
convento spogliato affatto, il quale fu venduto nel 1798".

8.1 |
Nel 1807 la chiesa era ancora chiusa mentre il convento, che aveva subito nuove
demolizioni e manomissioni, era ridotto a "comodo di villeggiatura". Solo nel
1815, con la restaurazione del governo pontificio, alcuni frati poterono riacquistare
l'edificio che fu però intestato al sindaco della città, nel timore di possibili nuove
soppressioni.
Negli ultimi decenni il convento è stato sottoposto a opere di restauro e ammodernamento.
Conserva tuttavia il suo carattere di dimessa semplicità, che contrasta con l'imponenza
monumentale dell'abbazia di Santa Maria del Monte sul colle di fronte, al di là della
valle del Cesuola.
A fianco dell'ingresso al convento è murato un piccolo crocifisso in marmo del XV secolo.
A sinistra, il portico con l'ingresso alla chiesa, un nudo ambiente senza alcuna pretesa
di caratterizzazione architettonica. Nell'elaborata ancona lignea dell'altar maggiore, "San
Francesco che riceve le stigmate", del Guercino. Il quadro fu dipinto
espressamente per questa chiesa (nella quale giustamente si continua a conservarlo
nonostante sia oggi di proprietà comunale) e pagato il 24 aprile 1646. |
L'altra tela che il grande pittore dipinse per Cesena, la "Santa
Margherita da Cortona" un tempo nella chiesa di San Francesco, è oggi
nella Pinacoteca Vaticana. Ai lati dell'altar maggiore, "L'Arcangelo
Gabriele e La Vergine Annunziata", fra le pochissime opere superstiti del
pittore cesenate Marco Maria Lascari, dipinte negli anni 1693-94.
All'interno del convento si conserva, assieme a una seconda"
Annunciazione" del Lascari, una interessante "Ultima
Cena" di Cristoforo Serra, dipinta nel terzo decennio del Seicento.
Chiesa dei Cappuccini: interno
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